cimg0085.JPGGli effetti sottovalutati di una spesa pubblica indomabile. Nel periodo 2000-2005 la spesa pubblica corrente al netto degli interessi è passata da 475 miliardi di euro (pari al 39,9% del pil) a 622 miliardi di euro (43,9% del pil) con un tasso medio di crescita annuo reale del +2,6%, mentre nello stesso periodo il pil è cresciuto dello 0,6%.

I tempi lunghi e gli alti costi delle reti infrastrutturali. Le “opere compensative e indotte” legate al programma complessivo dell’alta velocità si stima ammontino a circa 9,2 miliardi di euro.

gifstatua.gifL’involuzione retorica di scuola e università. Si conferma per l’Italia una tensione all’investimento sociale in istruzione più debole rispetto agli altri paesi; la spesa pubblica in istruzione sia in rapporto al pil (4,9%), sia in rapporto al totale della spesa pubblica (9,9%) sono inferiori alla media dei paesi Ocse, dove raggiungono rispettivamente le quote del 5,5% e del 13,3%.220403.gif

Un welfare di tipo clientelare. Difformità di trattamenti, indebite strategie di selezione della domanda lavorano, in maniera sotterranea, all’interno del sistema di welfare. Il 32% delle famiglie italiane, secondo i risultati di un’indagine Censis del 2006 ha affermato di essere stata deviata dall’offerta pubblica verso quella privata.

La criminalità emergente fra metropoli e piccole province. Il 30,8% dei reati, 050403.gif795.191 in valore assoluto, avviene nelle aree metropolitane di Milano, Roma, Torino e Napoli; ma l’incremento della paura e quindi delle denunce avviene in una graduatoria imprevista in cui ai primi posti si trovano Ferrara (+20,9% di reati denunciati in un anno), Perugia (+19,1% dal 2004 al 2005), Pisa, Rovigo, Salerno, Cuneo, Viterbo, tutte province solo marginalmente interessate dalle cronache criminali.

– E le leadership appaiono in una crisi di senso: svuotate dall’emersione dei ceti, corrose dall’ossessione mediatica, distratte dai malefici effetti del localismo corporativo, ancora incapaci di includere le donne, e incalzate dall’ambiguocampidoglio.jpg primato dei singoli nelle decisioni bioetiche.

Se questo è il quadro, si evidenzia la totale mancanza di governo da parte della politica intesa come istituzioni nazionali ed europee. E’ mancata una seria:

    • politica dell’istruzione
    • politica infrastrutturale e di supporto alleattività produttive,
    • promozione dei servizi all’impresa e alla persona efficienti e ad alto valore aggiunto,
  • E’ mancata un’autentica governance della politica di welfare con l’emergere del principio di pseudo-sussidiarità e quindi, di un sistema di gestione centrato su lobby ideologico-affaristiche che definiscono la fornitura di opportunità e servizi non sulle competenze e sul bisogno, ma sullo scambio e sull’appertenenza.
    guernica_.jpg Queste lobby, holding o come altro le si può definire

    • sviluppano un modello organizzativo/politico/ideologico di apprestamento al conflitto sociale/civile permanente
    • sono espressione di aree di arretratezza e frustrazione coperte da ideologia etnico, politica, religiosa;
    • o di opportunismo economico che mira ha sviluppare un vantaggio competitivo da posizione dominante (utilizzo dell’occupazione di incarichio politico/amministrativi) rispetto alle forme di attività non affiliate.

In queste condizioni

  • la globalizzazione mette in diretta concorrenza l’operaio Italiano e quello Cinese,
  • il ceto medio viaggia verso un impoverimento e un appiattimento di prospettive economico-sociali,
  • una porzione di società ricava posizioni di rendita riuscendo ad organizzarsi su base di appartenenza ad corporazioni o ad aggregazioni economiche produttive (soprattutto servizi) sotto copertura di pseudo ideologia politica, sociale e religiosa il cui prezzo è la delimitazione fondamentalista tra il noi e gli altri.
  • solo chi ha posizioni  produttive di nicchia, veramente competitive, riesce ad essere concorrenziale e sfugge all’impoverimento e alla marginalità che investe fette sempre maggiori della nostra società.

020103.gifOggi la mancanza di una progettualità condivisa da parte della politica e della società civile comporta e comporterà sempre di più uno sviluppo in cui solo minoranze esigue resteranno competitive, mentre la maggioranza sarà sempre più emarginata dalle scelte che contano. La maggior parte della popolazione vivrà, quindi, una marginalità frustrante caratterizzata da qualunquismo politico e/o affiliazione ideologica al fine di beneficiare di opportunità economiche marginali.

E’ fine d’anno e speriamo che le cose non siano così. Speriamo nell stellone italico o in un po di c…  O come diceva il titolo di un libro: Io speriamo che me la cavo.

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